| Storia | |
| Le prime ombre della sera calano lentamente sul campo di calciotto. Gli spogliatoi pian piano si riempiono: come ogni giovedì ci apprestiamo a scendere in campo. I primi ad arrivare sono sempre i soliti: Zanzara, The Butcher, poi Tsunami e via via gli altri. Un rapido riscaldamento per evitare le insidie di uno strappo muscolare, sempre in agguato. Siamo pronti a cominciare. Come in un rituale si ripetono i piccoli gesti di sempre. Si decidono le formazioni: “Maccarone viene con voi, il Panzer lo prendiamo noi”, “Squadre troppo sbilanciate” “Caso mai cambiamo in corsa”. “Ma noi siamo uno in meno”. No, non manca nessuno. È che, come al solito, il Piovra arriva sempre all'ultimo momento, nonostante le lamentele degli altri. Non c'è niente da fare, è più forte di lui. Approfitta del fatto che i portieri sono merce rara. Ah, eccolo, finalmente. Ora si può iniziare davvero. Per un'ora circa tutto il mondo esterno rimane sospeso in un'altra dimensione e ognuno di noi si preoccupa solo di dare fondo alle proprie energie. Afa, pioggia, freddo ci infastidiscono ma non ci fermano. Una piccola storia che si ripete inesorabilmente da tanti anni. Era il 1990. Gli occhi spiritati di Totò Schillaci si spalancavano sul mondo. Le perle di Baggio illuminavano le notti magiche del Mondiale, creando illusorie aspettative. Ma, alle soglie della gloria, l'Argentina di Maradona ci fece tornare con i piedi a terra ed il morale pure. Dopo qualche anno, Schillaci si è smarrito in qualche malinconica avventura giapponese, il Codino si è dovuto arrendere alle sue ginocchia di cristallo, “El Pibe de Oro” invece è stato travolto dai suoi fantasmi interiori. Noi invece ancora non ci siamo arresi. Certo, qualcuno si è perso per strada per “eccesso di gioventù” o per altri problemi, ma altri e più numerosi se ne sono aggiunti, vogliosi di misurarsi con gli altri e con se stessi. E poi, oltre alla passione per lo sport, c'è anche la voglia di incontrarsi, di stare insieme, di sentirsi parte di un gruppo unito. Non per niente, uno dei momenti fondamentali è quando si rientra negli spogliatoi al termine della partita. Le piccole tensioni accumulate nel corso della partita si allentano e qualche parola di troppo che è volata sul rettangolo verde viene presto dimenticata per lasciare posto agli sfottò. Chi ha vinto attacca, chi ha perso ribatte prontamente e già si prepara mentalmente per la rivincita. Di volta in volta cambiano le vittime degli sfottò, cambiano le battute, ma lo schema è sempre quello: l'importante è scherzare e ridere insieme, sapersi prendere in giro. E così, credendo di correre dietro ad un pallone, corriamo invece dietro alla nostra giovinezza, cercando di non perdere troppo terreno. Il Jolly
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